Perché il vino di cannabis prodotto in Francia è legale

Due potenti alleati come il vino e la marijuana fusi e infusi. Non accopperanno il virus del covid, ma aiutano il morale. In alto cuori e calici. Francia, terra vinicola per eccellenza, qui si sperimenta l’alleanza di gusto, retrogusto e relax. Il tutto da mescere in coppe con un Bordeux malandrino che si chiama Burdi W.

Lo produce Raphaël De Pablo che fra i tralci coltiva verdi piante di cannabis, e assicura che è tutto legale:

„produzione autorizzata, tutto dichiarato alla polizia e al villaggio. Quello che ci ha permesso la coltivazione è che si tratta di una varietà di cannabis francese con semenze numerate e dichiarate a tutte le amministrazioni“

È un’idea semplice, si tratta di combinare il vino con cannabidiolo, la molecola che dà alla Marijuana il suo carattere rilassante, privata però del narcotizzante principio attivo THC. Questa separazione garantisce la lucidità e legalizza il prodotto.

„Il sistema endocannabinoide produce effetti sul sistema nervoso centrale, sulla fatica, sulla depressione, sulle alterazioni del sonno e addiritura sui reumatismi. Di fronte ai problemi esistenziali penso che ci vogliano coraggio e ingegno. E in questo senso produrre un vino col cannabidiolo è degno di nota“.

Una bottiglia costa 34 euro. E ci sono già richieste da Colombia, Israele e Messico.

Il vino con cannabis è già diffuso in spagna e Usa.

L’uva invece appartiene a una varietà che si chiama Petit Verdot, fruttato dal gusto di ribes nero. Raphaël De Pablo ha già venduto 8500 bottiglie. La domanda è in crescita, ma fa storcere ancora qualche naso, e non solo di sommelier.

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