Olimpiadi di Tokyo a rischio, a marzo la decisione

Il quotidiano britannico cita un funzionario del governo giapponese che parla di una decisione già presa di cancellare le Olimpiadi (23 luglio- 8 agosto). Secca la smentita dal Giappone: „Voci infondate, forse il ‘Times’ andrebbe querelato“. Il CIO in un comunicato assicura: „Continuiamo a lavorare per una edizione dei Giochi sicura“. La verità è che fino ai primi di marzo non verrà presa alcuna decisione ufficiale.

L’indiscrezione del ‘The Times’ è potente, squarcia il muro di gomma delle numerose dichiarazioni ottimistiche dell’ultimo mese. È colma di irritazione la successiva reazione dal Giappone con addirittura l’ipotesi di sporgere querela contro il quotidiano britannico. Andiamo con ordine. Il ‘The Times’ cita come fonte un esponente -rimasto anonimo- della maggioranza del governo giapponese che riferisce di un vertice dell’esecutivo guidato dal premier Yoshihide Suga. I lavori avrebbero portato alla conclusione che le Olimpiadi dovrebbero essere cancellate. La fonte va oltre e ipotizza che Tokyo starebbe lavorando per chiedere di ospitare i prossimi Giochi disponibili, quindi per il 2032, essendo già state assegnate le edizioni del 2024 a Parigi e del 2028 a Los Angeles. Il contrattacco delle autorità giapponesi non si è fatto attendere: „Desideriamo smentire ogni congettura ricostruita nell’articolo“, dichiara il vicecapo di gabinetto Manabu Sakai. „Alla luce di quanto sta accadendo a livello globale per via della pandemia, il governo dovrà chiaramente prendere una decisione ma fino a quel momento rimaniamo determinati a fare quanto è in nostro potere e di andare avanti con l’organizzazione dei Giochi“. L’affondo della governatrice di Tokyo Yuriko Koike è perentorio: „Non ho mai sentito una ipotesi del genere. Forse dovremmo denunciare ufficialmente il Times per queste voci infondate“. Il CIO presieduto da Thomas Bach si è affrettato ad intervenire in modo categorico: „Stiamo lavorando per organizzare una edizione dei Giochi sicura“.

La deadline del 10-12 marzo

In tutto ciò l’unica verità: finalmente qualcuno dice seriamente che l’ipotesi di cancellazione delle Olimpiadi è molto reale, uscendo dal coro delle voci delle ultime settimane che continuavano (e continuano) a professare ottimismo. Le Olimpiadi sono una speranza per il mondo“,  „Saranno i Giochi che porteranno la luce“ etc… Diciamolo, dichiarazioni un po’ stucchevoli, un disco già sentito e risentito per mesi nel 2020 prima del rinvio ufficiale dello scorso marzo. Ognuno tutela i propri interessi, come comprensibile che sia, ma è chiaro che al netto delle smentite esiste eccome un piano B per la cancellazione di Tokyo 2020+1. Al momento però non c’è alcuna fretta di decidere. La scadenza temporale è fissata per marzo quando è prevista la Sessione del CIO ad Atene per la rielezione del presidente Bach (unico candidato). Ecco, se dobbiamo parlare di una dead line fissiamola per il 10-12 marzo, non prima. La speranza dei cinque cerchi è affidata naturalmente alla scienza, cioè al piano mondiale di diffusione dei vaccini. In Giappone è pur vero che la diffusione vaccinale sta proseguendo lentamente.

I casi dei paesi africani, del Sudamerica e dell’Australian Open

Preoccupano soprattutto i dati dei paesi africani e del Sudamerica che risulterebbero „falsati“. In Brasile per esempio, sono stati 60mila i nuovi contagi nelle ultime 24 ore con un record di oltre mille morti (1335) ma questi dati „ufficiali“ rappresenterebbero un terzo della stima reale. Non aiuta ad infondere ottimismo tutto ciò che sta accadendo a Melbourne, più di 70 giocatori con i rispettivi staff sono confinati nelle loro stanze d’albergo per 14 giorni e non possono allenarsi per l’Australian Open di tennis (8-12 febbraio) dopo che i passeggeri su tre voli charter sono risultati positivi al Covid-19. Stiamo parlando di un torneo che coinvolge meno di 200 atleti, impensabile una prospettiva olimpica che invece coinvolge 11.000 atleti, più 4.000 paralimpici. Le contromisure prese in considerazione dal CIO prevedono al momento una edizione dei Giochi necessariamente snella, quasi sicuramente senza pubblico, una Cerimonia di Inaugurazione ridotta all’osso, presenze limitate all’interno del Villaggio olimpico, gli atleti cioè arriveranno al massimo due giorni prima delle loro gare e se ne andranno il giorno dopo. Aggiungiamoci pure i test, le quarantene e il distanziamento. Ma è evidente che tutto ciò non basta. Il presidente Bach è risoluto nel confermare che non sarà chiesta alcuna corsia preferenziale per poter vaccinare gli atleti. Verrà attuata una campagna per convincere il maggior numero di atleti a vaccinarsi, come segno di responsabilità e protezione per l’intera comunità, ma è impensabile che si arrivi ad un diktat perché violerebbe ogni singola libertà individuale, per intenderci nessun atleta potrà mai essere obbligato a vaccinarsi.

La questione economica

È una questione sanitaria ma pure economica. Stando agli ultimi report del governo il Giappone ha già speso 25 miliardi, parliamo in gran parte di soldi pubblici, tranne i 6,7 mld arrivati dagli sponsor privati. Ma pure la perdita economica per il CIO provocherebbe un buco nero con un effetto domino su tutto lo sport mondiale (tutte le Federazioni Internazionali ricevono contributi dal CIO). Non valgono i paragoni con le altre grandi organizzazioni sportive, la NBA e la Premier hanno programmazioni annuali mentre il guadagno del CIO si basa unicamente su due eventi importanti che si svolgono ogni quattro anni. Il 73% delle entrate arrivano dalla vendita dei diritti Tv, un altro 18% dagli sponsor principali. Ecco perché nel quartiere generale di Losanna sperano in una edizione dei Giochi snella, isolata, ma televisiva

Fiaccola olimpica, evitare l’imbarazzo del 2020

Olimpiadi si o Olimpiadi no? La risposta arriverà dunque entro un mese, ai primi di marzo. La Sessione del CIO ad Atene del 10-12 marzo è prevista fortunatamente prima del  25 marzo, data fissata per la nuova partenza della staffetta della fiaccola olimpica. Nel marzo 2020 la fiamma arrivò dall’antica Olimpia (Grecia) alla prefettura di Miyagi, la più colpita del terremoto e maremoto del 2011 che provocò la morte di oltre 20mila persone e il conseguente disastro nucleare di Fukushima. La speranza è di evitare l’imbarazzo di dieci mesi fa quando il viaggio della staffetta fu bruscamente interrotto. Questa volta speriamo non ci sia un bis.

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