Dopo gli Usa, anche la Russia si ritira dal trattato „Open Skies“: ripicche da Guerra Fredda

La Russia si ritira dal Trattato „Open Skies“ (Cieli Aperti).

Lo ha annunciato venerdi il ministero degli Esteri russo.

Il trattato – originariamente firmato da 35 paesi nel 1992 ed entrato in vigore nel 2002 – prevede il controllo dei movimenti militari e delle installazioni strategiche dei paesi firmatari.

„Nessun sostegno“

Mosca afferma di aver fatto tutto il possibile per salvare il trattato, ma che le sue „proposte concrete“ non hanno „ricevuto il sostegno degli alleati degli Stati Uniti“.

Deplorando „gli ostacoli al proseguimento del trattato alle attuali condizioni“, il ministero degli Esteri russo ha annunciato, in un comunicato, „di avviare le procedure per il ritiro della Federazione Russa dal Trattato Open Skies“.

Un trattato senza più valore

Il ritiro della Russia segna praticamente la fine di questo trattato, dal quale gli Stati Uniti si erano già ritirati il 22 novembre dell’anno scorso.

Da quella data, „l’equilibrio degli interessi degli Stati partecipanti (…) è stato significativamente perturbato, sono stati fatti gravi danni al suo funzionamento e il ruolo del Trattato Open Skies come strumento di fiducia e di costruzione della sicurezza è stato minato“, aggiunge la diplomazia russa.

Il Trattato „Open Skies“ conferisce a ciascuno dei paesi firmatari „il diritto di condurre e l’obbligo di accettare voli d’osservazione sul proprio territorio“, al fine di consentire il controllo delle loro attività militari e installazioni strategiche.

Gli Stati Uniti avevano più volte accusato la Russia di aver violato il Trattato „Open Skies“ e Donald Trumpnel maggio 2020ha annunciato il ritiro americano, entrato in vigore sei mesi dopo.

I dispetti tra Washington e Mosca

L’annuncio di Trump aveva provocato forti critiche da parte di diversi paesi europei, tra cui Francia, Germania, Belgio e Spagna, che avevano pubblicamente deplorato il ritiro degli Stati Uniti, assicurando al contempo che condividevano le preoccupazioni di Washington e che erano consapevoli delle violazioni di cui i russi erano stati accusati.

Tra questi, il divieto per gli aerei alleati di avvicinarsi entro 500 chilometri dall’enclave russa di Kaliningrad, tra la Lituania e la Polonia, e di volare dieci chilometri oltre il confine russo-georgiano.

La reazione della Nato

La Nato ha reagito all’annuncio russo attraverso un portavoce, Piers Cazalet, che ha dichiarato che „l’attuazione selettiva degli obblighi da parte della Russia“ aveva „da tempo“ compromesso il trattato.

„Tutti gli alleati della Nato rimangono impegnati per un efficace controllo degli armamenti, il disarmo e la non proliferazione, che sono essenziali per la nostra sicurezza“, ha aggiunto il portavoce della Nato.

Adesso tocca a Putin e Biden

Negli ultimi anni sono finiti molti trattati di disarmo o di controllo degli armamenti firmati tra i due ex rivali della Guerra Fredda.

Rimane in vigore solo il New Start Treaty, firmato originariamente nel 1987 da Reagan e Gorbaciov, che limita gli arsenali delle due potenze nucleari a un massimo di 1.550 testate dispiegate ciascuna, rinnovato e rifirmato nel 2010 da Obama e Medvedev.

Ma il trattato stesso è in discussione e Washington e Mosca hanno tempo fino al 5 febbraio per prorogarlo.
Questo sarà uno dei primi impegni del nuovo Presidente Joe Biden.

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